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Assistenza Forza Pubblica

Forza Pubblica




L'Ufficiale Giudiziario e la Forza Pubblica

Nell'attuazione del potere coercitivo dell'Autorità Giudiziaria, di cui è organo l'Ufficiale Giudiziario e nella realizzazione del comando contenuto nella formula esecutiva, spesso, risulta determinante il concorso della Forza Pubblica. In primis i Carabinieri, anche in relazione alla capillare presenza della Benemerita sul territorio nazionale, quindi, la Polizia di Stato e, per le specialistiche esecuzioni nei confronti di debitori imprenditori commerciali, la Guardia di Finanza.
Tali organi, quando occorre, sempre ed immediatamente provvedono ad assistere l'Ufficiale Giudiziario in sede di esecuzione forzata allorquando la parte esecutata si oppone alla esecuzione in maniera antigiuridica e talvolta persino violenta.
In questa pagina si approfondirà la materia evidenziando dottrina e giurisprudenza di riferimento.


Art. 475 C.P.C.


Repubblica Italiana - In nome della legge
- Comandiamo a tutti gli Ufficiali Giudiziari che ne siano richiesti e a chiunque spetti, di mettere a esecuzione il presente titolo, al Pubblico Ministero di darvi assistenza, e a tutti gli Ufficiali della Forza Pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti.


Art. 492 comma 7° C.P.C.

L'Ufficiale Giudiziario ha altresì facoltà di richiedere l'assistenza della Forza Pubblica, ove da lui ritenuto necessario.

Art. 513 comma 2° C.P.C.

Quando è necessario aprire porte, ripostigli o recipienti, vincere la resistenza opposta dal debitore o da terzi, oppure allontanare persone che disturbano l'esecuzione del pignoramento, l'Ufficiale Giudiziario provvede secondo le circostanze, richiedendo, quando occorre, l'assistenza della Forza Pubblica.

Art. 608 comma 2° C.P.C.

Nel giorno e nell'ora stabiliti, l'Ufficiale Giudiziario, munito del titolo esecutivo e del precetto, si reca sul luogo della esecuzione e, facendo uso, quando occorre, dei poteri a lui concessi dall'art. 513, immette la parte istante o una persona da lei designata nel possesso dell'immobile, del quale le consegna le chiavi, ingiungendo agli eventuali detentori di riconoscere il nuovo possessore.

Art. 613 C.P.C.

L'Ufficiale Giudiziario può farsi assistere dalla Forza Pubblica e deve chiedere al giudice dell'esecuzione le opportune disposizioni per eliminare le difficoltà che sorgono nel corso della esecuzione. Il giudice dell'esecuzione provvede con decreto.






Disposizioni generali:

La giurisprudenza della Suprema Corte ha chiarito che il potere, riservato all'Ufficiale Giudiziario dalle vigenti disposizioni di Legge, di avvalersi della Forza Pubblica è discrezionale e non sindacabile in sede di opposizione agli atti esecutivi e, pertanto, l'assistenza deve essere concessa ogni qualvolta sia reputata necessaria al fine di portare a compimento l'esecuzione forzata.
Si sottolinea, però, la necessità di farne richiesta scritta al competente organo di polizia abilitato a concederla e, per cause di forza maggiore, a negarla.
Normalmente, nella maggioranza dei casi, la necessità di richiedere l'assistenza della Forza Pubblica sorge per contingenti quanto imprevedibili motivazioni, per cui l'Uffciale Giudiziario deve, necessariamente, ricorrere all'istituto del
"pronto intervento" disciplinato dalle utenze 112, 113 o 117.
Nei casi in cui sia, preventivamente, accertata la necessarietà della la predetta assistenza è opportuno che l'Ufficiale Giudiziario la richieda per iscritto, conservando agli atti, la copia della ricevuta della richiesta, al fine di non assumere le conseguenti responsabilità nei confronti del portatore del titolo esecutivo, in caso di ritardata o mancata attuazione dellla esecuzione forzata.
I tal caso, sarà onere della Pubblica Amministrazione dimostrare che l'autorità richiesta dell'assistenza si era trovata nella impossibilità di prestarla (Cass. 26 febbraio 2004 n° 3873).



Formulario:

- Assistenza della Forza Pubblica per esecuzione di sfratto per morosità (Polizia di Stato)
- Revoca assistenza della Forza Pubblica



Giurisprudenza di riferimento:


Cass. Sent. 11769 del 6-8-2002

L'esecuzione forzata può iniziare solo in presenza di un titolo esecutivo valido ed efficace, e deve arrestarsi qualora venga accertato che il titolo inizialmente mancava, a nulla rilevando che il titolo sia venuto ad esistenza successivamente; ne consegue che il giudice dell'esecuzione deve dichiarare l'improcedibilità del procedimento esecutivo, se da lui o dal giudice della cognizione a seguito di opposizione venga accertato che il titolo non era esecutivo,ovvero se il provvedimento giurisdizionale fatto valere come titolo è annullato nel corso dei giudizi proposti per la sua impugnazione.

Cass. Sent. 1625 del 16-2-1998

Per la spedizione in forma esecutiva di una sentenza (art. 475 cod. proc. civ.), nel procedere ad esecuzione forzata (art. 479 cod. proc. civ.), è sufficiente che il cancelliere, verificata la formale perfezione dell’originale, apponga sulla copia il sigillo attestandone il rilascio, e tale disciplina, per la sua specialità, prevale su quella generale stabilita per il procedimento di autenticazione di copie di atti pubblici (art. 14 legge 4 gennaio 1968 n. 14).


Pretura. - P. Pietrasanta, 24-03-1990

L’autorità amministrativa non ha alcun potere o facoltà, ex art. 3, Legge n° 61/1989, di stabilire se un procedimento di rilascio da eseguire in un dato circondario in un determinato periodo di tempo, ricada o meno tra quelli da eseguire con l’assistenza della forza pubblica, per cui il provvedimento del Prefetto che statuisca in tal senso è inesistente perchè preso in carenza assoluta di potere, spettando il relativo giudizio all’Ufficiale Giudiziario e, in caso di difficoltà, al Giudice dell’Esecuzione.

Cass. Sent. 7074 del 5-7-1990

Nel sistema indicato dall’art. 475 cod. proc. civ., la spedizione del titolo in forma esecutiva non comporta l’accertamento dell’efficacia del titolo esecutivo, né dell’inesistenza di fatti impeditivi o estintivi della azione esecutiva, ma una verifica formale per il debitore dell’esistenza dello stesso titolo esecutivo, pertanto la relativa irregolarità, quando è fatta valere prima dell’inizio dell’esecuzione, configura una opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 cod. proc. civ., da proporsi entro cinque giorni dalla notificazione del precetto.

Cass. Sez. Un. Sent. 2478 del 18-3-1988

Il privato, portatore di un titolo esecutivo giudiziale, ha un diritto oggettivo ad ottenere dall’amministrazione le attività necessarie all’esecuzione forzata del provvedimento, comprese quelle relative all’uso della forza pubblica, le quali integrano comportamenti dovuti (sempre che non ricorra un’impossibilità determinata da forza maggiore) e non discrezionali. Pertanto, ove l’autorità competente neghi dette attività, nonostante la richiesta dell’ufficiale giudiziario cui è affidata l’esecuzione, deve riconoscersi al privato la facoltà di esprimere contro l’amministrazione azione risarcitoria davanti al giudice ordinario, per il ristoro del danno provocato da quel rifiuto.

Cass. Sent. 6564 del 19-12-1980

Il potere, attribuito all’ufficiale giudiziario dagli artt. 513 e 608 cod. proc. civ., di richiedere l’assistenza della forza pubblica, ha natura discrezionale, e il suo esercizio non lede il diritto dell’esecutato ed è insindacabile in sede di controllo di legittimità degli atti esecutivi. Né l’ufficiale giudiziario deve provocare dal pretore la richiesta di assistenza.

Trib. MILANO, 20-11-1980

Il rifiuto, non motivato da esigenze di servizio o da cause di forza maggiore, opposto dalla Questura alla richiesta di assistenza della forza pubblica formulata dall’Ufficiale Giudiziario incaricato della esecuzione del provvedimento di convalida di sfratto esecutivo determina la responsabilità del Ministero dell’Interno nei confronti del portatore del titolo esecutivo per i danni da questo subiti per effetto della mancata attuazione dello stesso.






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